Degustiamo il territorio della Val d’Orcia: quattro chiacchiere con Marco Capitoni

 Venerdì 23 ottobre 2020 abbiamo avuto modo di conoscere il produttore toscano Marco Capitoni, ospite del nuovo format di Momenti Divini Degustiamo il territorio. Quattro chiacchiere con…”, presso il ristorante Zi’ Maria, intervistato dal noto giornalista enogastronomico Fabio Turchetti.

Marco Capitoni è il portavoce di un diamante incastonato tra le terre del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano. Stiamo parlando della Val d’Orcia, non famosa soltanto per le cacioteche di Pienza, ma anche perché attraversata dalla Via Francigena, punto di riferimento per secoli dei pellegrinaggi religiosi. Una zona vocata che ha ottenuto l’omonima DOC nel febbraio del 2000 e che, non ha nulla da invidiare alle altre zone regionali dove il Sangiovese è l’indiscusso padrone di casa.

L’etimologia del termine sangiovese riconduce all’espressione ‘Sangue di Giove’, oppure Sangue dei gioghi collinari o Giovevole al sangue. Tra leggenda e verità la storia di un frate cappuccino di un monastero a Santarcangelo di Romagna vicino al monte Giove. Qui durante un banchetto organizzato dai monaci in onore di Papa Leone XII nel XIX secolo, alla domanda del Pontefice sul nome dello squisito nettare servito, il monaco rispose “Sanguis Jovis”.

Le vigne dell’Azienda Capitoni (il cui logo dimostra l’attaccamento alla zona in quanto rappresenta la cariatide della bifora della Pieve di Corsignano a Pienza del XII secolo), sono collocate su una lieve collina ad oltre 460 metri s.l.m., con terreni caratterizzati da formazione marina e presenza di conchiglie. La viticoltura è rigorosamente manuale e la foglia della vite viene studiata e valutata come indicatore fondamentale per apprendere la giusta maturazione delle uve. Una volta giunta in cantina, l’uva e poi il vino, seguono il percorso più naturale possibile, cercando di limitare gli interventi negli step di fermentazione e di affinamento e dove l’aggettivo ‘spontanea’ si sposa grandemente con la fermentazione alcolica e quella malolattica.

Marco Capitoni, ha fatto del Sangiovese la sua vita, regalando agli appassionati tre emozioni diverse, con tre diverse etichette che rispecchiano i tre diversi approcci a questo storico vitigno: una versione in anfora, una declinazione in legno con aggiunta di merlot e una variante con aggiunta di canaiolo e colorino che affinano insieme in botti grandi.

E ora scopriamo insieme il Troccolone Orcia Sangiovese DOC, la versione in anfora dell’Impruneta da 5 ettolitri. La scelta del materiale, nata inizialmente come una sfida, è stata voluta e confermata perché tale tecnica mantiene intatti gli aromi primari dell’uva, senza alterarli, oltre al fatto che dentro questo contenitore, il liquido ossigena quattro volte più della barrique. Anche il nome commerciale di questo vino, sottolinea l’amore per le origini: Troccolone era infatti un affarista buontempone che si aggirava nelle campagne della Val d’Orcia per fare affari d’oro con il baratto.

Possiamo invece definire Capitoni, Orcia Riserva DOC come un puzzle, dove l’aggiunta del Merlot serve a conferire al vino ciò che in una determinata annata non ha ricevuto il Sangiovese, a seconda dell’andamento climatico e della vendemmia. Una linea che prevede che un’uva più facile come il Merlot si sposi perfettamente con il Sangiovese in base a percentuali previste dal disciplinare di produzione, per limitare gli interventi in cantina ed ottenere un vino più naturale possibile.

E concludiamo con la terza etichetta, ovvero Frasi, Toscana Sangiovese IGT. Le uve sono ottenute da vigne impiantate nel 1974 e prevede l’impiego per il 90% di Sangiovese e il restante 10% suddiviso tra canaiolo e colorino. L’affinamento viene fatto esclusivamente in botti di rovere francese per 24 mesi. La prima annata risale al 2005 e l’ultima annata in commercio è la 2016. Ogni etichetta racconta uno stato d’animo, uno spaccato di vita in vigna e la storia dell’azienda. A livello filologico, ogni frase è un tassello che ha un filo invisibile con le annate precedenti e successive. Si parte dalla frase del 2005 che si chiude con la parola ‘Sfide’perché era la prima vendemmia per sperimentare la selezione delle uve che avevano portato a realizzare quel vino, per passare poi all’ ‘Orgoglio’ della 2007, che ha confermato la felice scelta della linea produttiva, in un anno felice dove è stato lo stesso Capitoni a dettare le linee guida con estrazioni in cantina e lunghe macerazioni, per puntare con le ‘Attenzioni’ dell’annata 2015 (anno molto particolare dove dopo 100 ml di precipitazioni, si è lasciato spazio a un clima molto caldo) alla perfezione, raggiunta con la vendemmia 2016, fatta di ‘Presenze’. Presenze nelle tecniche perfezionate di vinificazione, di uomini che lavorano costantemente in vigna, di insegnamenti passati tra le generazioni e la presenza costante di Marco Capitoni, che con i suoi vini dal tannino fine ed elegante e mai stucchevoli, lascia in ogni sorso la sua personalità e la passione.

ww.capitoni.euinfo@capitoni.eu

di Francesca Romana Bragaglia

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